Lean Startup: istruzioni per l’uso, seconda puntata

All’ indirizzo https://umbriawayfocus.wordpress.com/2020/03/16/lean-startup-istruzioni-per-luso-prima-puntata/ abbiamo assistito a una overview su quelle che sono le direttive Lean Startup, le sue funzioni, l’ambito in cui opera la disciplina. Alla fine si è accennato anche all’ idea di fallimento per le Startup che si lanciano con grande entusiasmo sul mercato andando spesso a sbattere i denti contro porte chiuse. Partiamo dall’ assunto che in questo settore il fallimento è il sale dell’ attività svolta. Così come il feedback portato dai nostri clienti che hanno un problema e che si rivolgono a noi che offriamo una soluzione è il centro nevralgico di un prodotto che si migliora a un ritmo incessante, così la caduta fallimentare nel business propone dati e situazioni da analizzare che possono essere corretti in una successiva esperienza. Ma quali sono in genere i motivi per cui una Startup fallisce? Certamente per analisi e tempi sbagliati. Se la nostra individuazione del problema non porta a necessità contingenti tali da dare alla nostra azienda una sostenibilità e una scalabilità vuol dire che abbiamo puntato sul cavallo sbagliato magari dedicando tantissimo tempo che era più produttivo spendere in altre situazioni. Poi il tempo delle cotte adolescenziali finisce. Facciamo un bellissimo prodotto che fa innamorare il cliente per scoprire poi che l’idea di prodotto perfetto per il nostro interlocutore/cliente è solo temporanea. Senza contare le problematiche legate alla monetizzazione. Dove e come pensiamo di guadagnare? Nel mondo delle startup la velocità è tutto, prima individui l’esigenza e prima arrivi alla monetizzazione, almeno dovrebbe essere così. Così dopo il famoso crollo finanziaro mondiale degli anni novanta c’è chi cogliendo questa opportunità legata al crollo del mercato immobiliare ingegnandosi per sopravvivere affittando spazi all’ interno delle abitazioni che avevano mutui che non era più possibile pagare, mettendo in piedi famose Startup che rispondevano alla crisi. E certamente un occhio attento va anche alla segmentazione e alla profilazione perchè se io dovessi aprire una Startup che risolve i problemi e magari c’è una nicchia di persone che ha come problema l’acquisto anzichè di numero 1 iphone, mille iphone, potrei rivolgere l’attenzione a questo insieme per acquistare dal produttore a un prezzo più basso un elevato numero di pezzi. E’ con questo criterio che sono nate Startup di successo che proponevano sconti, grazie al principio della targettizzazione. Il problema di fondo di una Startup è che ci sono numerosi ambiti dove rivolgere l’attenzione come il marketing, il design, lo sviluppo e questi ambiti vanno modellati intorno alle indicazioni del consumatore per rendere il proprio prodotto sempre meglio congegnato e quindi piacevole e funzionale. Il rischio è quello di concentrarsi in maniera dispersiva su tutto senza tenere conto dell’ esigenza primaria e cioè quello in una prima fase di assemlare non un prodotto perfetto ma solo qualcosa di proponibile che sia perfettibile di miglioramento solo in un secondo momento sempre ammesso che siamo riusciti a dare una risposta alla giusta domanda che è quella di capire velocemente se il problema è realmente sentito. Certo la parola che si accosta di più a Startup è proprio RISCHIO e il Lean Startup di fatto propone una sorta di catena di montaggio pragmatica per ridurre i rischi di fallimento seguento un processo metodologico. La capacità di intercettare le verticali, individuare le giuste fette di mercato è legata a una molteplicità di domande iniziali da porsi: vale la pena risolvere questo problema? Chi vive il problema e in quale ambito? Quali soluzioni desiderano queste persone? L’obiettivo finale della nostra Startup è la sostenibilità (come faccio a sopravvivere economicamente? Da dove arriveranno le finanze?) oltre alla scalabilità (quando il sistema stesso si presta a essere utilizzato in contesti molto semplici o molto complessi senza che questo richieda una sua riprogettazione con conseguente auemento di costi). Poi le fasi di lancio sono sempre seguite da quelle di feedback, proprio perchè chi influenza il mercato è la risposta del consumatore e da qui ad avviare il famoso processo di miglioramento continuo noto con il termine giapponese di kaizen, è un attimo, ossia l’attivazione di un circolo vizioso in cui tutto si muove all’ unisono creando la famosa sostenibilità che dovrebbe essere l’obiettivo primario del business plan quando si mette in piedi una Startup.

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