Il bacio rivelatore, racconto finalista alla kermesse letteraria del 23 novembre 2019 a Monterotondo: Nocera Ombrosa riuscirà di nuovo a salire sul podio?

umbriaway-Stai fora come un balcone-, disse la Stefy dopo aver parcheggiato la sua 500 rosso fiammante sull’aia del detective locale più famoso tra i cap 06025 e 06023. Carpa che era appena uscito di casa ancora con le ciglia appiccicate sotto gli occhiali non era ancora pronto per il consueto scontro verbale con la trucida. Erano le otto del mattino e si preannunciava una giornata calda sotto ogni aspetto, non solo perché l’assicuratore Giancarlo Merisi era un tipo iperattivo che saltava di pane in frasca con la sua agenda da commerciale, ma anche perché la sua amica e collega di origine romane prometteva di metterla in caciara da subito e Carpa aveva deciso di non portarsi dietro la pistola, vista la banalità dell’incarico che gli era stato assegnato, un pedinamento da potenziale infedeltà coniugale. Il problema per la signora Adalgisa erano quelle trasferte del fine settimana, dove il marito spariva ogni venerdì per rientrare il sabato notte dopo le canoniche riunioni nella sede centrale nelle Marche che si consumavano in maniera anomala ogni sabato lavorativo.

La signora Adalgisa aveva notato una serie di stravolgimenti nella vita coniugale e voleva vederci chiaro perché non stava scritto da nessuna parte che il matrimonio era un vincolo indissolubile da onorare a tutti i costi. Se una delle due parti del contratto decideva che la trasparenza poteva anche non essere necessaria nella routine di un rapporto di coppia, lo stesso non si poteva dire per la vision della controparte.

Carpa era riuscito a tirare fuori circa tremila euro di parcella per un totale di sei giorni lavorativi spese incluse, motivando le sue esorbitanti richieste con il fatto che poteva assicurare discrezione, sicurezza e risultati alle sue performances e la conseguenza di tutto quel clan clan mediatico fu che serviva necessariamente una sparring partner per portare a termine l’incarico, visto che Mauro Carpa e Giancarlo Merisi si conoscevano di vista.

A Nocera Ombrosa tutti sapevano tutto di tutti, spesso affondando il colpo anche su confini non autorizzati con indiscrezioni da puro gossip che si propagavano alla velocità della luce e che mettevano in cattiva luce questo o quel personaggio a giorni alterni, con la logica dei giorni pari o dispari. Internet a Nocera Ombrosa era un optional, l’attività principale era il lancio della notizia rotante in stile Goldrake per farsi i cavoletti di Bruxelles degli altri, una nuova disciplina sportiva da proporre al comitato olimpico.

Stavano scendendo con il grigino la strada che portava alla Flaminia quando Carpa sbadato finì per l’ennesima volta sopra una delle insidiosissime buche lasciate incustodite dall’amministrazione comunale e fu costretto a una sonora imprecazione contro il sindaco vigente che la ragazza al suo fianco colse come un momento di inattesa vitalità.

-Ah ma allora ce sta vita su Marte! Che rullino di marcia abbiamo oggi?-, chiese la scapestrata che aveva ripreso a scrivere articoli a tempo perso per il magazine Valle Ombrosa News, dopo che il suo incarico come professoressa di italiano trimestrale in un liceo linguistico di Foligno si era esaurito con le sue supplenze centellinate per l’ennesima volta.

La Stefy apparteneva alla realtà fluida globalizzata teorizzata da Bauman, una serie di pozzanghere liquide che anche Carpa con problemi di bilancio con la sua agenzia investigativa conosceva bene. La gente per sopravvivere era costretta ad ingegnarsi con i mestieri più strani e variegati in totale frammentazione e così quando la trucida non mostrava la sua abituale erudizione sfoderando un controllo linguistico al top nel suo liceo, era costretta a sopravvivere con metodi alternativi da giornalista scrivendo sul blog turistico umbriaway che gestiva come progetto per rivitalizzare il tessuto imprenditoriale della zona con il suo esclusivo content marketing o in alternativa si cimentava ad amplificare le notizie locali, dove magari un cinghiale comparso improvvisamente sulla E45 provocava un incidente stradale fortunatamente senza conseguenze. E quando l’attività giornalistica non dava risultati concreti in termini di monetizzazione ecco che l’ingegno sopperiva con azioni ad alto rischio di incolumità fisica supportando le missioni del suo amico detective Carpa, conosciuto circa cinque anni prima su un famoso social network.

Da lì era nata un’amicizia, o per meglio dire una sopportabile inimicizia, ma nel complesso la coppia nel lavoro investigativo che assicurava l’anonimato durante i loro pedinamenti funzionava alla grande, se non altro perché le imprecazioni quando fuoriuscivano erano fisiologiche e sincere e all’osservatore esterno sembrava davvero di avere a che fare con due soggetti naturali che fingevano di amarsi.

-Siamo messi bene-, rispose Carpa più reattivo deviando verso la superstrada per Foligno in marcia verso Nocera Ombrosa e consegnando una tabella con una serie di dati alla collega che in quel frangente impersonava le vesti della psicologa forense.

-Il tizio è sotto osservazione da Lunedì ed è metodico e preciso nei suoi orari come un orologio svizzero. Alle otto esce di casa, alle nove inizia le sue peregrinazioni da assicuratore, alle tredici stacca dall’ufficio di viale Firenze a Foligno e riprende i suoi giri dalle 15 alle 19. Con un tempismo perfetto entro le otto di sera si trova nella sua villetta nocerina. La moglie fa la maestra d’asilo e dopo quasi trent’anni di matrimonio con due figli a carico non ha mai avuto problemi se non negli ultimi mesi dove il marito si è ingegnato a motivare le sue trasferte da fine settimana con dei cambiamenti repentini voluti dalla direzione aziendale di Ancona. Per cui questa mattina il signorino uscirà di casa e presumibilmente rientrerà nella notte di domani. Il nostro compito è stabilire se vi è del marcio in Danimarca, come al solito del resto, ma quando sei stata contattata a sommi capi avevi anche le indicazioni sulla missione da compiere per i tuoi cinquecento euro esentasse da racimolare grazie alle tue abilità di psicologa condominiale-.

La sconquassata vettura del detective dal piglio roboante costeggiava a quell’ora del mattino uno skyline davvero suggestivo, con diversi paesi che sfrecciavano a fianco sulla sinistra avvolti da una magica foschia. La Stefy ammirava come sempre il superbo panorama, pensando che vivere in Umbria piuttosto che a Roma era comunque un lusso che le era stato concesso, anche se il posto fisso ancora non era saltato fuori da una delle tante attività che portava avanti da anni e il tutto aveva il sapore beffardo di una contraddizione in termini: da un lato una terra bellissima piena di paesaggi da cartolina e spazi pervasi da meraviglie e bellezze esclusive, per contro un retroterra involuto dal punto di vista dello sviluppo imprenditoriale che costringeva i giovani a incrementare le statistiche sullo spopolamento. I comuni si restringevano ogni anno sempre di più e anche i lavori tradizionali legati all’agricoltura e allo sfruttamento dei campi erano sempre di più penalizzati da un margine di guadagno irrisorio, senza contare i danni provocati dal maltempo e negli anni passati dal terremoto che aveva innescato un processo di degrado irreversibile in assenza di ricostruzione. In quel contesto sempre più povero non c’era da stupirsi se la criminalità era diventata sempre più consistente, sfruttando l’indotto universitario con le piazze della droga in mano prevalentemente a etnie africane, ma anche tenendo viva la stampa locale con spaccate, assalti alle ville delle zone più altolocate e truffe ingegnose. E a supportare il tutto poi non mancavano i prestigiosi politici locali, vedi ad esempio il recente scandalo della sanità pubblica. Risultato una regione spaccata in due, con la natura che teneva in piedi quello che la miserevole condizione umana cercava costantemente di affossare. Quei paradossi erano tangibili sotto sotto in ogni etrusco che incrociavi in ogni parte del mondo, persino su una romana doc adottata in terra straniera.

-Forte! Guarda la foschia che avvolge questi borghi! Sembra di avere a che fare con le terre di mezzo di Tolkien, forse è qui che hanno girato il signore degli anelli!-

-Rientra nei ranghi, oggi abbiamo a che fare solo con il signore dei tranelli dal momento che dobbiamo scoprire quale anomalia nasconde il Merisi. E quelle scudisciate di rugiada che vedi a metà accarezzare le montagne sono state prodotte dalla coda del sacro drago, quello che in incognito si fa un giretto prima dell’alba in superficie prima di rientrare nelle viscere della terra. Lo stesso drago che ogni tanto fa sentire la sua inquietudine sul sismografo-, rispose Carpa superando un tir che andava a passo di lumaca.

-Dovresti farti vedere da uno bravo, forse il drago ce l’hai nella testa e dovrebbe essere affrontato con una terapia d’urto-, rispose l’esperta di lingua italiana. Era troppo presto per metterla in caciara sul serio in stile Nanni Moretti così Carpa decise di portare l’auto a destinazione senza ulteriori battibecchi. Alle nove erano davanti alla Pyton Assicurazioni nel centro di Foligno e alle nove e zerouno la golf verde di Merisi si mise in moto per il consueto giro programmato dal suo contact-center, seguita in incognito dai due irriducibili segugi denoialtri.

La golf si immise per corso Cairoli poi dopo 400 metri all’altezza di via della Betulla parcheggiò nei pressi di piazza dei Panettieri. L’uomo scese e la Stefy era pronta a seguirne i movimenti mentre la seicento grigia scassata del Carpa da 150 mila km ancora in ottima forma malgrado le apparenze dovette fare manovra per recuperare la sua assistita sul senso di marcia opposto. Trovò un pertugio vicino al parco dei bersaglieri e attese previa telefonata alla sua collega. Dopo circa 45 minuti Stefy lo raggiunse un pò risentita liberando tutta la sua romanità:

-mortacci tua abito al sesto piano e prendo sempre l’ascensore, quando ho accettato l’incarico non avevo capito che mi toccava pedalare. Comunque da quello che ho capito è finito dal tabaccaio in piazza San Francesco, l’ho visto da fuori e sono corsa al parcheggio per fare il lavoro sporco-.

Il lavoro sporco era una microspia Trekking di fabbricazione cinese nascosta sotto il parafango della golf, gestibile con una semplice applicazione da cellulare, adesso il loro assistito era reperibile da ogni angolo di mondo: a piedi per il pedinamento classico ma anche in movimento in caso di imprevedibili traiettorie.

-Ok, siamo in una bote de fero, come ti è sembrato il tipo?-

-Sembrava rilassato, non sono più tanto sicura che appartenga alla categoria dei gatti baggi-.

Nella categoria Gatti Baggio che semplificava la comprensione della realtà, la Stefy metteva come in un cassetto di un armadio tutti quegli sfigati costretti a fare un lavoro inflazionato senza gratificazioni, tipo un commerciale come il Merisi costretti a influenzare in modo coercitivo l’interlocutore per arrivare a una firma su una polizza assicurativa piuttosto che sopra un investimento finanziario o su un contratto di integrazione pensionistica.

Dopo tanti anni chi ancora faceva quel mestiere aveva sicuramente un fisso gratificante unito agli andamenti variabili delle provvigioni. Insomma il Merisi non era il classico sfigato costretto a fare lavori di merda considerato anche il fatto che la casa che aveva a Nocera Ombrosa anche cofinanziata dalla consorte era da considerarsi a tutti gli effetti una villa da dieci e lode. La dicitura “Gatto Baggio” saltava fuori dall’espressione bastonata di un famoso calciatore che in un torneo americano aveva sbagliato un rigore decisivo in una competizione importante.

-Allora gli sfigati siamo noi che raschiamo il barile ogni giorno! Si ricomincia, il finto gatto baggio sta correndo verso via Antonietti-. Dopo un paio di incroci Carpa supportato dalla navigazione intermittente della sua APP riprese la vettura dell’assicuratore che stava davanti a 500 metri.

-Adesso dove va il nostro presunto toro da monta?-, chiese la trucida.

-Bò lo scopriremo solo vivendo!-, intonò Carpa allungando una quarta in pieno viale aperto e superando la postazione di un vigile che gestiva un crocevia di persone vicino a una scuola. Dopo 15 minuti trascorsi ad evitare ostacoli tra via Balestracci e via dell’Alunno il segnale si era fermato all’altezza del convento delle orsoline di piazza Duca. Da lontano Carpa poté constatare che il loro obiettivo era davvero entrato in quel luogo sacro, la seicento venne tumulata temporaneamente dietro una edicola in via delle Steppie e la Stefy come da copione scese a sgranchirsi le gambe verso l’edificio dove era entrato il loro uomo. Anche le suore subivano le leggi fisiche della terra piatta e necessitavano di polizze vita e pensioni integrative? Non era importante. L’unico obiettivo perseguito dal duo investigativo più famoso di Foligno e dintorni era quello di centrare l’analisi per cui erano stati ingaggiati. Il Merisi si era dato a uno spaccio di passaporti non autorizzati? Oppure coltivava in segreto da qualche parte delle piantine sospette? O ancora aveva trovato un harem nel quale spassarsela nei momenti di tensione lavorativa e fuggire da una moglie logorroica? Presto quel blocco di angoscianti domande avrebbero trovato una loro riformulazione, l’importante era stare sul pezzo. Nel frattempo si erano fatte quasi le una e il loro target era rientrato in sede per prepararsi con la famosa trasferta che aveva dato l’avvio alle indagini. Il mostro grigio di Carpa trovò ristoro al bar il cinghiale d’oro a un paio di isolati dall’ufficio del Merisi e verso le 15 si mise in ricezione da un parcheggio di un supermercato. Contrariamente a quello che era successo nei giorni precedenti dove allo scoccare millimetrico del fatidico minuto delle 15 l’auto si materializzava in strada per i suoi giri canonici, in quel fine settimana non accadde nulla di rilevante, cosa del resto normale se gli appuntamenti centrali imposti dalla Pyton Assicurazioni nelle Marche richiedevano un minimo di organizzazione per un viaggio di andata comunque dispendioso in termini di tempo.

-E quindi?-, chiese la Stefy dispettosa come un gatto siamese.

-E quindi cosa? Mica stemo a giocà, aspettiamo finchè succede qualcosa-.

Il qualcosa accade verso le cinque post meridian, quando l’auto del sospetto si mise in moto e aggirò il centro di Foligno per uscire in direzione Spoleto. Da lì prese un paio di deviazioni verso Montefalco e dopo una buona mezz’ora prese a inerpicarsi per una serie di vallate, poi scelse definitivamente di scalare il Monte Crispino per diversi centinaia di metri dove a una altitudine rilevante che superava i mille sul livello del mare da cui si godeva un panorama estasiante, l’auto si fermò vicino alla croce che dava ingresso al paese di Pietrarozza per continuare a piedi il suo tragitto in compagnia di un borsone prelevato dal portabagagli. Seguirlo a piedi in quella circostanza non fu facile per i due segugi che dovettero trovare riparo diverse volte tra la vegetazione per tenersi incollati sul pezzo. A quell’ora non vi era anima viva in quella località ubicata alla fine di strade sterrate dove il doppio senso di circolazione era messo seriamente in discussione. Sopra di loro solo un cielo terso che prometteva il diluvio universale. Alla fine il Merisi entrò all’agriturismo il Meriggio, una costruzione che dominava l’intero paese arroccato su una falda rocciosa. Carpa e assistente riuscirono a spingersi protetti dalle prime striature del tramonto verso una finestra laterale della hall di accoglienza superando un recinto fatiscente. Quando alzarono lo sguardo per curiosare sull’interno rimasero non stupefatti ma stereofatti. Non basiti ma brasati. In piedi al centro della stanza dominata da pareti pieni di trofei imbalsamati e stemmi araldici vi erano due uomini che si abbracciavano con passione. Poi il Merisi rompendo gli indugi si incollò sulla stazza di quello alto con la barba per infliggergli un bacio carico di intensità che durò una eternità, nel corso del quale Carpa e la Stefy ebbero anche il tempo di guardarsi attoniti per non aver previsto quel finale di partita. Dietro a quel bacio a sorpresa in cui le lingue dei due uomini sembravano compiere audaci e indescrivibili acrobazie che indicavano il preludio a fuochi prossimi a venire, Carpa e assistente capirono che spesso i verdetti dei grandi casi impossibili da risolvere erano semplicemente nascosti dietro la linearità delle cose semplici. I fatti davanti a loro parlavano di infedeltà coniugale, punto. Certamente da solo quel bacio non significava nulla senza ulteriori convalide e approfondimenti, ma era palesemente una chiara traccia che le indagini erano indirizzate verso una ipotesi di lavoro ben precisa nel processo investigativo. I due corpi scivolarono verso un divano e senza fare rumore i due supereroi denoialtri sgaiattolarono di nuovo verso la via del ritorno, non prima di aver recuperato la microspia. Nessuno dei due riusciva a dire nulla. Non per bigottismo o censure educative imposte dalla religione cattolica ma perché la scena a cui avevano assistito li aveva colti completamente di sorpresa come un gavettone di acqua fredda in pieno agosto. Solo che in quel fine maggio 2019 faceva ancora molto freddo e se non eri preparato a quel finale di stagione ci potevi anche rimanere male, esattamente a quello che accadeva a uno spettatore se notava che la sua serie preferita era stata deturpata nel finale da una sequenza illogica o inaspettata. Dunque non vi erano spacciatori di droga o spie segrete del kgb o invasioni aliene o piantine di Marijuana a legittimare uno scandalo nella vita di coppia dei Merisi, ma solo una banale storia di adulterio al contrario, come si conveniva del resto a quei contorti tempi moderni. L’auto continuò a sorbirsi il rumore della ghiaia sui copertoni consunti ma senza che nell’abitacolo comparisse il benché minimo accenno di reazione al senso di stupore e di sorpresa vissuto dai due protagonisti nell’ultimo episodio della serie. Solo quando l’auto transitò all’altezza di Nocera Ombrosa dopo molti minuti a Carpa gli venne di nuovo voglia di parlare:

-Vedi qui ci abita quella nullità di Pasquale Vischio, mio zio, il fratello di mia madre, che tiene in ostaggio il suo codice iban. Prima o poi tutte le porcate verranno al pettine e quel giorno è molto vicino, anche se lui non lo sa e sta miagolando nel buio. Ma questa è un’ altra storia-.

-Sti cats, pardon gatti volevo dire! Io sto ancora pensando a quella scena, hai visto come si baciavano quei due? Forse dovremmo provare anche noi! Che ne pensi?-.

-Forse dopo che avrò risolto tutta una serie di conflitti con l’intero genere umano, quindi la prossima vita e comunque il rapporto partirebbe già patologico anche se siamo una coppia vincente: le premesse di odio e amore la dicono lunga su chi siamo e su dove stiamo andando!-.

-Senti filosofo visto che abbiamo finito un giorno prima di lavorare adesso non è che mi tocca un ritocco in difetto sulla ritenuta di acconto eh?!-.

-Ma quale ritenuta di acconto, qui si fa tutto en passant! Mettiamola così grazie agli sfizi del nostro “gatto baggio” ci siamo fatti un pò di grana e adesso godiamoci il panorama, al domani la sua pena, Giobbe versetto 3,15-.

Le montagne che danzavano al tramonto con le loro luci tremolanti per accompagnare la discesa della notte adesso erano prive di tutti quegli sbuffi vaporosi della foschia che il drago aveva lasciato il mattino durante la sua invisibile passeggiata notturna. Tra poche ore la stessa creatura piena di livore fiammeggiante risalendo dal sottosuolo avrebbe ripreso a camminare a insaputa di tutti su quella terra fantastica, piena di sorprese e luoghi onirici altrettanto incandescenti.

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