Sprofondare nell’ oscurità della psiche umana? Lo puoi fare con cuore di tenebra di Joseph Conrad!

umbrianoir

E’ evidente che la navigazione di Marlow lungo il fiume Congo in questo romanzo del 1899 solleva ombre simboliche sui paradossi etnocentrici dell’ epoca. Il colonialismo imperialista inglese ma non solo alla fine dell’ottocento sfrutta le enormi risorse naturali presenti in Africa. Questo implicava un disgustoso trattamento sulle popolazioni di razza nera che mise a nudo l’intrinseco razzismo degli imperialisti. Paradossalmente ecco che i compagni cannibali di Marlow diventano meno selvaggi degli europei, la conseguenza é che il viaggio diventa l’occasione per sprofondare nei paradossi oscuri della psiche umana. Siamo dentro al filone della letteratura coloniale. La prima descrizione coloniale che ritroviamo in letteratura si presenta intorno al 1610, quando Shakespeare nell’ opera la Tempesta, costringe Calibano in schiavitù su imposizione di Prospero. Nel 1719 l’atteggiamento sprezzante etnocentrico viene rispolverato con il Robinson Crusoe di Daniel Defoe dove i costumi considerati superiore da parte degli occidentali vengono insegnati all’indigeno Venerdì. Poi arrivò Joseph Conrad e la discussione entrò nel vivo. Il nome completo dell’ autore éJozef Theodor Konrad Korzeniowski. Nasce il 3 dicembre 1857 nell’ Ucraina polacca. Dopo la morte precoce della madre e l’esilio politico del padre in Siberia, cresce con il fratello della madre a Cracovia. Quando ha 17 anni si trasferisce in Francia, dove stringe molte amicizie e relazioni tra gli artisti. Trova lavoro in mare come pilota e in questo periodo le sue osservazioni pongono le basi per la sua successiva produzione letteraria. Galvanizzato, si sposta in Inghilterra per diventare ufficiale di marina. Impara l’inglese dopo venti anni di gavetta e inizia a scrivere. Ottiene la cittadinanza britannica nel 1866 e si lancia nell’ avventura letteraria con “la follia di Almayer”, suo primo romanzo. Il periodo trascorso nel 1890 nel Congo belga gli serve come spunto per CUORE DI TENEBRA. Muore nel 1924 a 67 anni. Tra le sue oper principali abbiamo Lord Jim del 1900, Nostromo 1904, l’agente segreto del 1907 e sotto gli occhi dell’ occidente del 1911. Certamente Conrad mise a nudo l’atteggiamento etnocentrico del mondo occidentale orientato allo sfruttamento e al profitto e diede impulso a successive opere tematiche, come Passaggio in India del 1924 di Foster dove viene evidenziata una inconciliabile comunicazione tra colonizzati e colonizzatori. Nel 1930 viene fondato il movimento della negritudine che rifiuta il razzismo e intorno al 1990 viene ufficializzato il postcolonialismo in letteratura, ossia lo studio critico e sistematico dellì evoluzione coloniale nei secoli. Il senso di superiorità delle nazioni europee rispetto alle popolazioni indigene era corposo e chiaramente percepibile alla fine dell’ ottocento che indignavano personalità liberali come JConrad. La continua censura dello sfruttamento da parte di personalità illustri come Kipling nel novecento hanno poi dato all’ avvio del declino colonialista. Certamente quella primitiva purezza della natura selvaggia viene descritta da JC in tutta la sua apoteosi: risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, scrive nel suo capolavoro del 1899. L’abilità dell’ autore consiste nel preservare l’idea che l’occidente aveva nei confronti dell’ Africa, ossia la dicitura negativa di Africa nera intendendo quid da civilizzare e risorse sconosciute, ma anche oscurità che permea anche i corsi d’acqua, che si estendono anche in Europa, come il Tamigi: che porta nel cuore una tenebra immensa, con particolare riferimento agli abomini commessi dalle superiore razze occidentali su razze impure. La tesi del romanzo parla da sola, Marlow sembra dire: “va bene siamo stati bravi a conquistare la terra, ma siamo sicuri che è un vero successo questa conquista basata sulla violenza e sull’ esproprio consumato verso chi ha un naso un pò più schiacciato del nostro e una pelle scura?“. Il viaggio in realtà è solo nella miserevole condizione umana, fatta di fame malnutrizione, di malattie e spietate involuzioni imposti dai commerci invece evoluti. Alla fine la barca di Marlow viene attaccata dai selvaggi precedentemente dominati da il mitologico Kurtz, il cui diario di dominatore parla di montagne di avorio ammassate per la gioia dei suoi marinai e di stermini spietati nei confronti di tutti quei brutti! Già qualcosa non quadra allora. Noi andiamo lì per civilizzare e fare uscire questi selvaggi dalle barbarie con l’istruzione o solo per sopprimerli e depredarli di tutte le loro risorse? Alla fine Marlow entra in crisi di identità e viene costretto durante il suo viaggio a sposare la sua doppia natura di selvaggio e colonizzatore, una scissione che non può che richiamare le inedite correnti sulla psicoanalisi elaborate proprio in quel periodo nella Vienna del primo novecento con Sigmund Freud. La conclusione è che ognuno di noi ha un cuore di tenebra che si porta dietro tutte le contraddizioni intrinseche del tempo in cui vive!

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